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Dopo Standard&Poor's e Fitch, anche Moody's declassa la Spagna. Un duro colpo per Madrid, a un mese dalle elezioni politiche e proprio mentre in Europa si tenta di trovare un accordo per arginare la gravissima crisi finanziaria e il rischio che da alcuni Paesi la febbre si diffonda su scala globale.
Nonostante i tagli e le manovre 'lacrime e sangue' adottate dal governo Zapatero, lo stato di salute dei conti di Madrid continua a non convincere. Per questo Moody's ha abbassato di due scalini il rating sulla solvibilità del debito sovrano spagnolo, portandolo da Aa2 ad A1.
Indebitamento bancario - La decisione - spiega l'agenzia di valutazione - è dovuta soprattutto all'alto livello di indebitamento del settore bancario del Paese iberico. Un livello tale che - spiegano gli analisti di Moody's - potrebbe portare ad un ulteriore declassamento se la crisi nell'eurozona dovesse peggiorare. Cosa che domenica 23 ottobre i leader europei riuniti a Bruxelles cercheranno di scongiurare, probabilmente mettendo sul tavolo un piano che prevede di quintuplicare la capacità finanziaria effettiva del Fondo salva-Stati, portandola a oltre 2.000 miliardi di euro. Una mossa su cui Parigi e Berlino avrebbero trovato un accordo.
Spagna, paese vulnerabile - "La Spagna continua ad essere vulnerabile di fronte alle tensioni sui mercati", afferma Moody's, sottolineando come la crescita dell'economia spagnola non dovrebbe andare oltre l'1% nel 2012, contro l'1,8% precedentemente stimato. Questo - affermano gli analisti dell'agenzia - renderà ancora più difficile il raggiungimento degli ambiziosi obiettivi di bilancio" fissati da Madrid , grazie al piano di austerity varato dal governo Zapatero. Piano di austerity a cui si affianca anche un piano di ricapitalizzazioine su vasta scala delle banche.
Ma tutto ciò non convince Moody's, il cui giudizio sulla Spagna è più severo rispetto a quello delle altre due principali agenzie di rating. Standard&Poor's e Fitch nei giorni scorsi hanno infatti infierito di meno, abbassando la loro valutazione sul debito spagnolo ad AA-1. Ora, come di consueto, nei prossimi giorni sono attesi i rating di Moody's su tutte le principali società e istituzioni finanziarie spagnole pubbliche e private.
Lo sciopero della Grecia - Se la Spagna è vulnerabile, la Grecia è paralizzata. Per 48 ore il paese ellenico incrocia le braccia per uno sciopero generale contro le misure di austerità proposte dal governo Papandreu. Si tratta del quinto sciopero dall'inizio dell'anno ed è considerato il più vasto dai tempi del regime dei colonnelli, nel 1974. La mobilitazione nazionale è stata indetta dai due principali sindacati greci, Gsee e Adedy.
Tutto è fermo: scuole, ministeri, banche, uffici postali, ospedali, studi professionistici, supermercati, panetterie. I negozi e i distributori di benzina non apriranno. Aerei e traghetti rimarranno fermi. La Grecia sarà isolata dal resto del mondo per due giorni.
Oggi il sistema bancario italiano non eroga praticamente più credito e anzi riduce o ritira i prestiti in essere, perché è gravemente illiquido e non salta solo perché ricorre a trucchi contabili solo non dichiarare gran parte delle sofferenze e altri. Aumentano insolvenze, fallimenti, pignoramenti, licenziamenti e cessazioni di attività. Lo stato non ha il denaro per rilanciare l’economia con i necessari investimenti. Il nodo da sciogliere è quindi la gravissima scarsità di moneta nel sistema paese. Manca il denaro per far andare avanti l’economia.
Se, invece di immettere la moneta necessaria a far ripartire l’economia, con gli opportuni investimenti, si fa quanto esigono la BCE, il FMI, la Merkel e i finanzieri internazionali – ossia se si taglia la spesa pubblica e si aumentano le tasse, riducendo anche il potere d’acquisto, è come fare un salasso a una persona che sta morendo di anemia. Se Monti procede in questo senso, in breve l’Italia sarà al collasso.
LA VIA PER RISANARE LE BANCHE E LE FINANZE PUBBLICHE ESISTE E NON RICHIEDE SACRIFICI, MA SOLO CHE LE BANCHE FACCIANO UNA CONTABILITA’ FEDELE ALLA REALTA’, OSSIA CHE CORREGGANO ALCUNI PRINCIPI CONTABILI DIFFORMI DALLA REALTA’ ECONOMICI.
Premesse:
1 – Tutti i mezzi monetari – cartamoneta, denaro contabile/creditizio sono fiat money, ossia non sono moneta –merce (a valore intrinseco, metallica) né convertibili in metalli preziosi.
2. -Sono creati dalle banche di emissione e di credito
3- Sono creati a costo zero (le riserve delle banche di credito presso le banche centrali consistono di depositi/accrediti di altra fiat money, non di oro)
4-Le banche creano e cedono (a interesse) questa fiat money, che incorpora un potere d’acquisto value, anche se le banche non creano questo value; dunque esse lo prelevano dalla società e lo prestano a interesse
5 –Questo value è ovviamente un valore economico,.patrimoniale, e un valore che rende alle banche: rende l’interesse + il credito e ha un costo di acquisizione praticamente nullo per la banca; quindi si ha un incremento patrimoniale nell’atto in cui la banca lo presta e riceve in cambio una promessa di pagamento del capitale e di interessi; questo incremento non viene ad oggi contabilizzato né tassato; la sua mancata contabilizzazione è come una falla nel sistema monetario, che quindi tende a svuotarsi e a produrre situazioni di illiquidità.
6-Alla luce di quanto sopra, la banca dovrebbe contabilizzare, quando eroga credito per 100, non, come fa ora,
Uscita cassa 100
Entrata credito 100 (+ rateo degli interessi)
SALDO 0
bensì
Entrata cassa (potere d’acquisto) 100
Uscita cassa (potere d’acquisto) 100
Entrata credito 100 (+ rateo degli interessi)
SALDO + 100
Le banche di emissione dovrebbero parimenti registrare le entrate di potere di acquisto, quindi, analogamente, quando erogano 100, realizzano un incremento patrimoniale, o un profitto netto (a seconda di come lo guardiamo), di 100, che devolverebbero allo stato per la quota di spettanza, e sul resto si pagherebbero le tasse. Dovrebbero anche togliere dal passivo patrimoniale il valore del circolante, perché un circolante costituito da fiat money non costituisce in alcun modo una passività economica o un debito.
Così facendo:
1-Le banche di credito si ricapitalizzerebbero immediatamente e potrebbero riprendere ad erogare credito, rilanciando l’economia;
2-Migliorerebbero il loro rating e calerbbe il rendimento delle loro emissioni;
3-Eviterebbero di dover diluire il capitale con ricapitalizzazioni spinte e ripetute;
4-Pagherebbero più tasse, con cui lo stato risanerebbe i propri conti migliorando il rating, risparmiando sui rendimenti e aiutando anche le banche che hanno debito sovrano nel loro patrimonio.
5-La banche centrali migliorerebbero i bilanci.
Si avrebbe, insomma, l’inizio di una spirale virtuosa.
16.11.11 Marco Della Luna